Jo Nesbo

2008 - Nemesi

RITORNA HARRY HOLE, IL PERSONAGGIO CREATO DALLA PENNA DELLO SCRITTORE norvegese Jo Nesbø, già protagonista de “Il pettirosso”. Lo aspettavamo, perché ci era piaciuta l’ombrosa complessità di Harry Hole, segnato da un passato di cui non conosciamo ancora, neppure in questo secondo romanzo pubblicato da Piemme, i dettagli. Di lui sappiamo che ha avuto grossi problemi con l’alcol e apprendiamo adesso che l’alcolismo è, purtroppo, nei suoi geni ereditari- qualcosa con cui deve lottare di continuo, dunque. Sappiamo che ha una storia d’amore con Rakel che ha un figlio da un’unione precedente e che, all’inizio di “Nemesi”, è a Mosca per la battaglia giudiziaria per l’affido del bambino. In più Harry Hole, pur con tutti i suoi difetti, è un tipo leale, puntiglioso e amante della giustizia e non riesce ad accettare che resti impunito l’assassino della collega Ellen, morta durante lo svolgimento delle indagini nel caso de “Il pettirosso”. La vicenda di “Nemesi” segue un duplice filone, anzi, i filoni sono tre se consideriamo quello che collega “Nemesi” a “Il pettirosso” e che resta ancora interrotto, tenendoci in sospeso. Una trama riguarda una serie di perfette rapine in banca: la prima rapina ha stabilito un modello anche se, per fortuna, non tutte si concludono con la morte di un’impiegata. Lo sconosciuto entra in banca con una tuta nera, passamontagna e occhiali, ha preso ogni possibile misura per evitare di lasciare la benché minima traccia, compresa la precauzione di sigillare con nastro adesivo ogni apertura della tuta. Pronuncia in inglese la frase di rito per immobilizzare i presenti e fa scandire dall’impiegata il tempo prima che lui spari, in modo che nessuno senta la sua voce. Eppure dai video che Harry e Beate, la nuova collega che collabora con lui, riguardano di continuo, sembra che ci sia come uno sguardo di intesa tra il rapinatore e la donna che lui ucciderà. Personaggio interessante la nuova pallida collega, figlia di un poliziotto ucciso durante una rapina: c’è una zona nel suo cervello, Gyrus Fusiforme, che le permette di riconoscere qualunque volto, anche se visto di sfuggita. L’altra trama coinvolge Harry Hole in prima persona: è andato a cena da una donna con cui aveva avuto una relazione infuocata molto tempo prima, il giorno dopo si è risvegliato con i postumi di una sbronza colossale e senza alcuna memoria di come abbia fatto ad arrivare a casa. E viene convocato sul luogo di un apparente suicidio: la donna morta è quella con cui lui ha cenato la sera prima. L’errore di Harry è nel non dire a nessuno della sua presenza lì, e sarà uno sbaglio che gli costerà caro perché c’è sempre il collega Waaler che avrebbe piacere a togliere di mezzo Harry. E attenzione, perché si accumulano dettagli contro questo poliziotto bello come un attore del cinema che si rivela sempre più come “il cattivo” della situazione. Dopotutto è alquanto strano- e sono in molti a notarlo- che Waaler si ritrovi una seconda volta in un conflitto a fuoco in cui ammazza per difesa un ricercato. Il titolo originale, “Sorgenfri”, che è quello della zona in cui vive la donna morta e che significa “Senza preoccupazioni”, è decisamente più lieve di “Nemesi”, anche se suona come un contrasto paradossale. Ma è la nemesi intesa con un vasto significato di vendetta più ancora che come equa giustizia compensatrice che dirige tutte le trame, una nemesi che naturalmente ha una memoria lunga. Moltissimi colpi di scena, false tracce, morti di persone che paiono innocenti: ma c’è qualcuno di veramente innocente, che la nemesi non possa colpire?

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